marca da bollo

Il consolato Italiano a Londra al castello di Kafka gli fa un baffo.

Il cognome di Neri e Lapo hanno è l'unione dei nostri. Di recente io e l'altro babbo siamo diventati cittadini Britannici e vorremmo avere tutti quanti lo stesso cognome, un po' per appartenenza tribale, un po' per semplificare le cose quando passiamo le frontiere. L'altro babbo ha mandato tutto il necessario all'ufficio passaporti britannico che ha risposto che hanno bisogno di evidenza che abbiamo presentato domanda per il cambio del cognome anche in Italia.

La procedura del sito del consolato è chiara: si può presentare il modulo in consolato, oppure alla prefettura, previo acquisto della marca da bollo "in consolato (pagando l'equivalente in sterline)".

All'ingresso ti si presentano immediatamente i tre gradi di giudizio: il carabiniere, l'usciere e il capousciere. Entro e spiego al carabiniere che vorrei acquistare una marca da bollo di 16 euro. Il carabiniere mi risponde che loro non vendono marche da bollo da 16 euro, al massimo da 16 sterline. Per un attimo in cuor mio gioisco perché forse nella notte il Regno Unito ha dichiarato guerra all'Italia, l'ha vinta, occupato il suolo italiano rimpiazzato capo di Stato e la moneta legale. Se Iddio esiste, certo non ascolta le mie preghiere e forse il carabiniere non si rende conto dell'errore. Gli mostro la frase di cui sopra sul sito del consolato.

Di fronte all'evidenza, anziché passarmi al secondo grado del collega usciere per la distribuzione del numerino, si gioca la telefonata da casa. In realtà chiama il capufficio che riceve solo previo appuntamento. Riattacca, chiarisco che non voglio un appuntamento, solo la marca da bollo e mi manda dalla cassiera. La signora è la rappresentazione fisica della mamma di zerocalcare (non me ne voglia zerocalcare), anche a lei chiedo una marca da bollo e le passo sotto il vetro il cellulare per farle vedere quel che è scrittto sul sito del consolato. Lei sostiene che non l'hanno scritto loro, che è del servizio anagrafe, inzia a sbraitare perché prima si rifiuta e poi pretende di leggere la pagina sul mio telefono. Mi rimanda dal carabiniere-usciere che lei c'ha da fà, c'ha da dare i passaporti.

Il carabiniere-usciere mi dice che non posso andare dal servizio anagrafe perché ho bisogno di un appuntamento. Gli ripeto che non ho bisogno di un appuntamento, solo di una marca da bollo che non posso acquistare in Italia perché vivo in Regno Unito e come cittadino italiano mi rivolgo al consolato. Non mi ricordo manco perché, ma mi rimanda dalla cassiera nonostante gli avessi detto che s'era agitata la prima volta. Torno dalla cassiera, aspetto che la signorina prima di me ritiri il passaporto e mi ripresento allo sportello chiedendo la marca da bollo. Come mi avvicino allo sportello la signora scatta dalla sedia posseduta dalla tarantola. Inizia a sbraitare che me ne devo andare, le ripeto che non me ne vado senza la marca da bollo. Dice che mi avrebbe fatto vedere le marche da bollo che c'ha lei, che non vanno bene, ma non mi fa vedere niente. Inizia a urlare che se non me ne vado chiama la polizia. La invito a chiamare la polizia. Arriva l'usciere, un pischelletto con le sopracciglia ad albatros che mi dice di andare più in là per parlare. Gli soffio sulle sopracciglia e si vaporizza dietro l'angolo. Arriva il carabiniere-usciere che inzia a strattonarmi dicendo che avrebbe chiamato la polizia diplomatica. Aspetto all'ingresso dove dopo cinque minuti arrivano quattro poliziotti inglesi. Spiego a due la situazione, il fatto che non mi vogliono dare quello che mi serve e che loro stessi spiegano sul sito essere disponibile.

Dopo un po' me ne vado con la polizia, per come la vede il carabiniere-usciere ha vinto lui  perché ha fatto rimuovere il disturbo dal consolato. Fuori dalla porta uno dei poliziotti mi chiede perché devo fare tutto questo e gli spiego che il nostro matrimonio non è riconosciuto, quindi non posso cambiare cognome come farebbero tutti. Mi stringe la mano, dice che è un comportamento retrogrado quello di non riconoscere il nostro matrimonio, sorride e mi dice che capisce come mai per me era più di una marca da bollo.

Meno di 30 minuti in un ufficio pubblico italiano e tutte le belle sensazioni che abbiamo provato il mese scorso quando siamo andati a sciare in Italia sono sparite. Ho imparato a sciare all'Alpe di Siusi e ci abbiamo portato Lapo e Neri che hanno visto la neve per la prima volta in vita loro. Posto fantastico, accoglienza magica. La nostra ospite in albergo era anche interessata alla nostra storia, e non perché avesse partecipato al family day.

Mio nonno è nato austriaco ed è morto italiano, e certo non ha combattuto per questa massa di invertebrati incapaci.

Italia, non hai idea di quello che ti aspetta.



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