Rientro

Con tremila cinquecento chilometri, un parabrezza crettato a San Vincenzo, schermi di due cellulari sfasciati in Mugello, un bancomat inghiottito a Colonia, il resto della vacanza è stato indimenticabile. N&L hanno smesso di essere appiccicati con una morsa continua sul mio collo e hanno iniziato a stare anche per diverse ore a giocare tra di loro o con i nonni. Si sono appassionati ancor più a guardare la tivvù (nota bene, non la tivì) Sono riuscito a respirare di nuovo e a ritagliare un po' di spazio per me.

Quando il Babbo ci ha raggiunto da Londra dove era tornato a lavorare mentre noi ce la spassavamo in Italia, abbiamo iniziato la nostra lenta risalita verso l'Inghilterra. Qualche giorno di passeggiate e laute cene in Alto Adige/Süd Tirol, guardare l'Austria dal finestrino, fare i proiettili sulle autostrade tedesche. Volevamo fare il bagno alle terme Baden-Baden, ma i bambini sotto i sette anni non possono entrare e sono dovuti rimanere nella sala giochi della piscina mentre uno di noi a turno stava con loro. Avremmo potuto lasciarli lì, ma onestamente non ce la siamo sentiti di lasciarli con una signora russa che non parlava alcun inglese e un tedesco peggiore del mio (e ho detto tutto).
La sera abbiamo dormito tutti insieme in una stanza d'albergo per famiglie nella foresta nera. A luci spente mentre cercavamo di addormentarci Lapo chiede "Daaaaaaaad? In che paese ci troviamo?". Cinque nazioni in una settimana, forse, erano un po' troppe.

A Colonia ho avuto la malaugurata idea di infilare il mio bancomat nel primo sportello che mi capitava a mano, senza curarmi del nome della banca. Il fato ha voluto che fosse lo sportello della banca dell'arcidiocesi di Colonia: Pax bank. Si avvicina un omino che allerto su quanto accaduto. Si presenta come il "parroco degli italiani di Colonia" e inizia a chiederci di noi. Nota i bambini e ci chiede se parlano Italiano. Stavo per iniziare a spiegargli per filo e per segno la nostra famiglia, quando guardo Babbo che ha capito perfettamente cosa stavo per fare e sbatte la testa. Senza fiatare obbedisco e lascio perdere. Peccato, ne sarebbe nato un colloquio interessante.

Qualche giorno dopo essere rientrati a Londra ho fatto la mia prima giornata da volontario presso Diversity Role Models. Siamo andati a parlare di famiglie in una scuola della Chiesa Anglicana. In UK sono molte le scuole confessionali che, ricevendo fondi statali, devono attenersi ai programmi definiti e includere corsi anti-bullismo e di educazione alla diversità come quello che abbiamo dato. Ho parlato della nostra famiglia, di come io e Babbo ci siamo incontrati e di come a un certo punto dopo un viaggio a New York con tanto di uragano, abbiamo deciso di allargare la nostra famiglia. Ho spiegato ai bambini di 8-10 anni che nel nostro paese di origine non ci possiamo sposare e molti lo hanno trovato ingiusto. Altri invece erano più interessati a sapere dei nostro viaggio a New York e di quanto fosse forte l'uragano. Alla domanda della maestra "vorreste Neri e Lapo nella vostra scuola?" hanno risposto tutti di sì, senza condizioni.

Durante l'intervento ho mostrato ai bambini una foto di me e Babbo di qualche anno fa davanti al campanile di una chiesa sommersa con tutto il villaggio nel lago Resia, a valle di quel posto in cui facevo il girotondo fra Italia, Svizzera e Austria.

Purtroppo non ce l'abbiamo fatta a salire in quota per il girotondo, ma nella nuova foto ci siamo tutti e quattro.



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