pane e cioccolata

Oggi quando sono andato a prendere Neri a scuola voleva essere portato in collo a casa, accusando un dolore alla caviglia. Rientrati in casa le solite scaramucce con Lapo sul chi si leva le scarpe seduto sul primo scalino della scala.
Per farli tornare a casa più velocemente ed evitare che Lapo picchiasse qualche altro compagno di scuola (ultimamente è piuttosto manesco) gli avevo già promesso della cioccolata del coniglio di pasqua per merenda.

Erano entrambi contenti, un po' meno quando ci ho sparato sopra una fetta di pane. Gli ho chiesto se per favore potevano mangiare il pane insieme alla cioccolata. Neri ha iniziato subito con il dire che lui avrebbe mangiato la cioccolata. Gli ho chiesto se per favore poteva mangiarli alternati, onde evitare che si mangiassero solo la cioccolata lasciando il pane, per poi chiedermi altra merenda dopo dieci minuti. Neri si rifiuta categoricamente. Si alza, inizia a insultarmi. Urla. Gli dico che in questa casa usiamo il tono di voce basso, e non ci offendiamo. Rimango calmo (non sempre mi riesce, ma stavolta ero un Buddha) e gli continuo a chiedere di mangiarli insieme. Alza il tiro con le offese, va in salotto e prende un bastoncino del lego. Torna verso di me con il bastoncino alzato in aria. Non faccio in tempo a finirgli di dire che se mi avesse colpito, sarebbe finito in camera sua che mi frusta. Sulla scala di dolore, niente in confronto al doppio morso sul braccio di Lapo di stamani, ma l'avvertimento c'era stato e la violenza, in questa casa, è l'unica cosa che fa scattare cinque minuti in camera a riflettere da soli.

Come da manuale, lo alzo di peso e lo porto in camera senza dirgli nulla e senza guardarlo. Chiudo la porta e scoppia in un pianto a dirotto, implorando perdono. Scendo in cucina dove Lapo riga dritto come un fuso, alternando pane a cioccolata. Dopo due minuti dibatto fra me e me se portargli del cibo in camera che comunque aveva fame. Solo il pane? Sembra una punizione. Pane e cioccolata? Sembra che poi non lo rivogliamo a mangiare con noi in cucina. Opto per un bicchiere d'acqua che di solito riesce a calmargli il pianto disperato.

Busso alla porta e non mi apre. Spingo per aprire ma lui fa resistenza, urlando. Vattene, non ti voglio. Fate schifo. Voglio andare via da questa casa, mi fa schifo. Entro e gli porgo il bicchiere d'acqua.
Lo spinge via facendone cadere metà, continua a urlare e piangere finché non tira fuori poche parole parole che fanno breccia. "Mi brontoli sempre, anche quando non me lo merito". Mi pietrifico.

Mi rimbombano ancora in testa le parole di mia mamma, in visita la scorsa settimana, che mi esortava a essere piu' morbido con loro "..pare di essere alla Nunziatella". Ripenso all'articolo letto nel fine settimana in cui il comico intervistato sostiene che vede il  "ruolo di genitore non e' quello di precettore, o di chi da' la direzione morale. Non e' di custode. In fin dei conti, il compito come genitore è di essere una rete di sicurezza. Devi essere lì quando cadono e, per il resto, è un tirare a indovinare". Click.

Lo abbraccio forte, nonostante non ne voglia sapere. Continua a urlare, ma piano piano mi resiste sempre meno. Provo a baciarlo ma non c'è verso. Inizia a tirare fuori il sacco e mi racconta che a scuola e' stata una giornata pesante perche' gli altri bambini sono cattivi con lui. Dice che lui vuole cambiare scuola perche' nessuno vuole giocare con lui.

Gli dico che ha perfettamente ragione, che l'ho tartassato chiedendogli di mangiare il pane quando lui aveva gia' avuto una giornata difficile. A quel punto avevo gli occhi gonfi pure io perche' finalmente ho capito cosa vuol dire dover fare da "rete di protezione". Gli chiedo scusa e lui mi perdona. Lo abbraccio per calmarlo e gli dico che non puo' cambiare scuola. L'ha già cambiata tre volte nell'ultimo anno, suo dannatissimo malgrado, e che non può cambiare ancora e darla vinta a chi non lo vuole. Gli prometto che andro' a parlare con la preside del bulletto che lo perseguita. E' 'na caccola di sei anni ma è talmente perfido che ho iniziato a rimetterlo in riga io quando la mattina aspettiamo l'arrivo della maestra. Quel bastardo attacca tutti, ma si è reso presto conto che in un bambino insicuro come Neri, il suo veleno ha effetto, quindi lo perseguita.

Lo porto in cucina a mangiare la cioccolata. Finita quella mangia il pane e me ne chiede ancora. Mi ci voleva cosi' tanto a capirlo?

Oggi in Italia è la festa del papà babbo. Mi unisco agli auguri di Saverio Tommasi a tutti i babbi che ancora non possono esserlo. Qua in UK le feste sono diverse e la scorsa domenica qua era la festa della mamma. Noi abbiamo ricevuto un biglietto da Neri con questo messaggio:

"Dear daddies I love (,) happy mother's day (.) thank you(.) love Neri"

Non nomino le due cattochecche a stagione e tutto il politicume che gli ha fatto eco perchè mi insozzerebbero il post con i loro nomi. Magari una sera ne scriverò uno per spiegargli come funzionano le famiglie, sempre che non abbia cose più interessanti da fare che pensare a loro. 
Tipo soffiarmi il naso.



Via Whatsapp dal mio amico Guido, geniale.


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