sì viaggiare

Quando ero piccolo andavamo spesso in montagna. Un giorno andammo nel punto in cui Italia, Austria e Svizzera si uniscono e camminando in cerchio, facevamo ogni passo in un paese diverso. Schengen non sapevamo nemmeno scriverlo.

In genere se il tempo era brutto e non potevamo andare a camminare, saltava sempre fuori la visita al duty free oltre confine. La scusa era quella di comprare una stecca di Muratti per mia mamma che ai tempi ancora fumava, in realtà era un modo di curiosare e passare il tempo. La tappa di rito era il mini-supermercato del primo paesino svizzero o austriaco che incontravamo per comprare il cibo che in Italia non esisteva. Breve visita al parco giochi, di solito accanto alla chiesa, e rientro in Italia in tempo per fare un po' di compiti e per la cena alle 6, come da usanza locale.

Più o meno la stessa cosa accadeva quando andavamo a Gorizia a trovare la nonna. La visita ai supermercati "di là" (dal confine) di solito era per comprare lo zucchero per fare le marmellate, calmierato a prezzi inferiori. Ci hanno fermato diverse volte alla frontiera, ma mai quando avevamo la 127 zeppa di zucchero. Ai tempi in "Jugo" c'era ancora troppo comunismo per i gusti familiari e i ricordi tramandati della perdita di Istria, Dalmazia e delle foibe erano troppo vivi. Meno ci si andava, più contenti erano i grandi, in particolare la nonna.

Toscana di nascita, nello sposare il suo uomo italiano di Pola, aveva sposato anche la causa del confine. Non credo sarebbe arrivata alle armi, quello lo lasciava ai giovanotti, certo si accontentava di difenderlo con la sua presenza e diffidando di tutti gli "Jughi". Nei miei ultimi miei ricordi sul confine sono schierati i carri armati Italiani, probabilmente nel caso qualche Jugo decidesse di provare a spostare il confine ancora un po' a ovest approfittando della guerra civile. L'ultima visita ai supermercati di là l'ho fatta qualche anno dopo e sugli scaffali non c'era quasi niente.

Come figli di un'insegnante, abbiamo avuto delle carte di identità azzurre rilasciate dal ministero dell'istruzione fin dalla più tenera età. Escluse queste brevi spedizioni consumiste, i miei viaggi all'estero prima dei sedici anni sono stati due: Monaco di Baviera e Camargue.
E' lapalissiano ragionare su come sia cambiato il mondo da allora. E' un dato di fatto che nell'Europa pre-recessione del 2007, visitare due o tre paesi stranieri all'anno era cosa comune per molti, anche se certo non per tutti. Rimango un bobò (bourgeis bohemian) senza vergogna, ma almeno ho smesso di andare dal dentista in Italia.

La possibilità di viaggiare è la cosa che più mi manca in questo momento. La legge ci proibisce di varcare il confine con N&L fino a che tutto il paperwork non sarà finito. Certo, hanno una vita per vedere il mondo e certo a noi due non è mancata l'aria anche se non abbiamo viaggiato molto da piccoli. Il punto è forse che, come mi faceva notare l'altro babbo, poterli portare fuori dal paese ci distinguerebbe anche dalla famiglia affidataria che li ha lasciati in cura di altri quando loro sono andati in vacanza.

Forse è quello il macigno che mi è piombato addosso quando venerdì il giudice ha rimandato la decisione sull'adozione di un altro mese. L'avvocato con cui ho parlato dice che va tutto bene, sono tempi tecnici che dobbiamo seguire ma a cui certo nessuno ci aveva mai preparato. La sera prima dell'udienza le assistenti sociali continuavano ad assicurarci che il giudice si sarebbe pronunciato in una direzione o nell'altra nell'udienza finale il giorno successivo.

A sentir loro la nuova "udienza finale" adesso è fissata per i primi di marzo, ma è ovvio che dopo due mesi e mezzo di pressappochismo di questa banda di incompetenti, non credo più a nessuno. Fortunatamente N&L non sanno nulla di quello che sta succedendo.
Con buona probabilità quindi salterà il viaggio in Italia che avevo organizzato per le vacanze di Pasqua. Chi se ne frega dei biglietti, chi se ne frega di far finalmente vedere a N&L questo posto mitico di cui sentono tanto parlare da noi.

Io voglio solo varcare il confine.

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