Famiglia per sempre

E cosi un mese e' passato quasi senza accorgersene.

La scorsa settimana e' stata ricca di eventi: la lettera ufficiale dell'agenzia che conferma la nostra approvazione, la prima riunione con l'assistente sociale dopo il panel, il primo rifiuto, la casa invasa da mocciosi figli di amici e vicini.

La lettera e' stata una bella conferma che non era stato un sogno, peccato che come al solito sia arrivata solo dopo essersi lamentati il completo silenzio.
E poi è iniziata la nuova fase: profili su profili di bimbi e bimbe da leggere per scoprire dove si stanno nascondendo i nostri figli.

La nostra assistente sociale dice che a un certo punto leggendo un profilo sentiremo che sono loro e saremo pronti a diventare quella che qua si chiama la "famiglia per sempre".
Nel frattempo, riempiamo le nostre serate con storie che fanno accapponare la pelle, ovviamente non le posso raccontare per motivi legali. Diciamo solo che il peggio che potete immaginare, ad un certo punto, da qualche parte, è successo.

Leggevo qualche giorno fa che una ricerca realizzata in Romania alla fine degli anni novanta ha concluso che non è tanto la gravità o la profondità dello shock a cui sono sottoposti i bambini ad avere effetti di lungo termine, quanto la sua durata.

Vien da chiedersi allora che cosa abbia portato quella madre in Italia a dare alcol da bere e sigarette da fumare al figlio tredicenne per una settimana, per poi trovarsi minacciata dal figlio ubriaco e dover chiamare la polizia. Vien da chiedersi perché ai servizi sociali fosse noto che il bambino non andasse a scuola dall'inizio dell'anno scolastico, e nonostante questo non ci fosse un aiuto costante alla madre. Vien da chiedersi se toglierlo alla madre e darlo in affidamento a una famiglia che se ne può occupare non sarebbe una soluzione migliore.

Vien da chiedersi quale delle due famiglie sarebbe più sacra.

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